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Scrivimi: themorningpaper(at)gmail(dot)com matteo(at)discodrive(dot)org Ascoltami: Thermos! Appuntamento del Martedì, dalle 21 alle 22.30 assieme ad Alarico Mantovani.
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maggio 27, 2008 09:16 - link - - commenti ...Blood, Blood, Blood, Blood, Blood...
![]() Essere scettici, in fondo, dà un certo tono. Ti fa sentire uno che la sa più lunga degli altri, forse. O forse uno meno vittima dei facili entusiasmi, i quali possono stare a testimoniare una certa fanciullesca ingenuità. Mah. Nei confronti dei Liars, il sottoscritto non ha mai nutrito scetticismo. Li ho sempre ammirati molto, in realtà. Vuoi per il percorso notevole compiuto dal primo disco a questo quarto (senza contare gli ep etc etc), vuoi per lo spessore della loro proposto, vuoi per l'immagine affascinante e l'alone di mistero che un po' li circonda. Vuoi perchè hanno sempre fatto quello che hanno voluto, senza minimamente curarsi di chi stava fuori. Degli scettici, per dire. Insomma, una band veramente "forte". Forte nel farsi guidare, nel tempo, da ispirazioni oblique. Forte nell'andare sempre avanti o al massimo di lato. Mai indietro. Mai. Indietro mai. E forte, fortissima, dal vivo. Uno spettacolo di suoni tetri e assordanti, un invito alla danza istintiva, estranea alle pose, caotica e disinibita. Battiti primordiali sotto a rumore spaventoso. E, anche se l'ultimo disco si allontana dal terrore no wave del secondo e del terzo, nel live dei Liars non mancano queste componenti. Le mosse di Angus ricordano Bob di Twin Peaks, ma anche il nano. Un incrocio tra due umori. Uno bianco, come il suo completo. Uno nero come l'anima di alcune loro cose. "We fenced other houses with the bones of our own", oltre ad essere un sabba tribale di grande intensità, sembra quasi un rito collettivo. Sia a Bologna che a Milano. E sono sicuro che a Verona è stato lo stesso. E pure altrove. Quando il pubblico grida "Fly Fly The Devil's In Your Eye Shoot Shoot! We're Doomed! We're Doomed!" lo si capisce. Aaron urla. Angus urla. La musica pure. 4-5 i brani dal nuovo disco, tra cui una "Pure Unevil" commovente. Mai come "The Other Side Of Mt.Heart Attack", una delle canzoni d'amore più belle mai sentite. Semplice come le cose più preziose. Profonda. Toccante. Una sorta di promessa. Quando mi cercherai io ci sarò, potrai sempre trovarmi. Se vuoi che resti...io starò al tuo fianco. A pensarci, l'amore non è mai stato così semplice. Eppure così complicato. I Liars sono una band grandiosa, e su questo c'è ben poco da discutere o da essere scettici. Basta guardare un loro live e avere il cervello. novembre 19, 2007 16:19 - link - - commenti (1) Interpol live @ Saschall, Firenze, 12 novembre.
![]() Confesso di non aver sentito il bisogno impellente di assistere a questo live degli Interpol. Una serie di circostanze mi hanno portato al Saschall di Firenze (bel posto, buona acustica) ieri sera. Non me ne sono pentito, assolutamente. Gli Interpol sono una band che sin dagli inizi mi ha affascinato pur ricordandomi palesemente cose di trent'anni fa. Non è stata la loro immagine, non è stato l'hype. Sono state le canzoni. E basta. Anzi, a guardarli loro non mi stanno nemmeno simpatici. Sono un po' di plastica. Però sanno suonare e sanno scrivere canzoni. Questo sì. Ieri sera concerto formalmente impeccabile. Concerto lungo, un'ora e 40 minuti circa. Scaletta simile a quella che potete vedere nella foto (anche se non hanno fatto, mi pare, "Take you on a cruise", ed è un peccato). Gente in delirio. E allora perchè mi è sembrato mancasse qualcosa? Vengo subito al punto, gli Interpol sono un gruppo freddo. Ed è strano perchè i loro pezzi vivono di emotività profonde, cose che smuovono. Loro invece sono lì a fare benissimo la loro cosa ma senza aggiungerci niente di più. Il sudore, per carità. Non è necessariamente un loro difetto. E' una peculiarità che vado cercando io in un concerto. Una certa quantità di sudore a dimostrarmi che su quel palco si sta dando tutto. Quello degli Interpol rimane intrappolato nei loro completi chic. Nemmeno il (bravissimo) chitarrista, che pur si muove un po', emana gocce di fatica. Carlos D si muove esattamente come Peter Hook dei Joy Division/New Order ma al rallentatore. Detto questo è un bassista formidabile. Un vero talento. Esagerato, persino, perchè le sue linee soffrono quasi di mania di protagonismo. Comunque, una serata piacevole. Un evento che mi ha riportato all'ascolto dei loro dischi e di canzoni splendide come "C'mere", come "Take you on a cruise". Come "NYC". E altre. Dopodichè ho messo su "Closer" e mi sono detto che, sì, i Joy Division sono stati una delle cose più grosse mai udite da anima viva. novembre 13, 2007 14:18 - link - - commenti (3) Have you heard the news? pt.2
![]() ![]() Ti guardo e ascolto. Ti guardo e aspetto. Ciò che ho dentro è incomunicabile. E per te sarebbe incomprensibile. Poche parole che si ripetono. Da urlare. Da lontano. Un rumore breve ma intenso. Aspetto. Sembianza del volto e anche di tutta la persona. Aspetto. Io aspetto. L'attesa. Dove sta il senso del titolo del nuovo disco degli Altro? O forse nome della band e titolo del disco stanno lì, sulla chioma della ragazza disegnata di spalle, a completarsi? Altro aspetto. Un'altra apparenza. Oppure. Aspetto altro. Mi aspetto altro. Sto esagerando. Senza dubbio. Come è possibile che 17 - dico, DICIASSETTE - minuti di musica che ti investono della loro malinconica rabbia, possano generare queste riflessioni così puntigliose e magari senza senso? Come è possibile che undici "canzoni" come queste riescano, con poche parole e poche note, a lasciarti in uno stato di stordimento e di curiosità tale da volerne ancora e ancora senza che si riesca a capire quale sia la chiave di tutto questo, senza che si riesca a sapere cosa stia guardando la ragazza di spalle, o se abbia gli occhi chiusi o cosa stia aspettando. "Vorrei sapere" sono le prime parole di questo terzo disco degli Altro. Anche io vorrei sapere. Vorrei sapere qual è il segreto degli Altro, così come ho voluto sempre sapere quale sia la magia dei disegni di Alessandro Baronciani, delle poche parole che li accompagnano. "Canzone di Andrea" è una canzone scritta per una persona. Ce n'è più d'una in questo disco. "Sì lo so, lo so, non siamo noi". Sembra tutto criptico e incomprensibile. Invece le parole degli Altro sono sempre state semplici. Scheletri di parole sorretti da scheletri di note. Dal respiro affannoso e breve che si rompe ad un tratto perchè, all'improvviso, capita che la luce si spenga. Questo mi trasmette "Aspetto". Aspettare l'imprevisto. Che di per sè non ha senso. Le possibilità finiscono e spariscono senza preavviso nelle nostre vite. Premi play e ti sembra di correre. Uno scatto senza sapere dove andare. Undici polaroid perse da qualcuno e trovate per strada che ti fanno regali: volti, posti, ricordi, amori, legami. Tu guardi e lavori di fantasia. Correndo un rischio certo, quello di non capire. Ma che importanza ha? E cosa è importante? Quello che hai perso? Quello che hai preso? Quello che sei? Non servono più di 17 minuti per farsi colpire al cuore. E questo disco è qui, pulsante e sguaiato, a farsi dimostrazione lampante della cosa. Pieno di nuvole viste dalla finestra da una persona sola, in una stanza, in una città. E la stanza è piena di fotografie. E quella stanza è altre stanze. La mia. Le vostre. Altro. Aspetto. novembre 08, 2007 16:19 - link - - commenti Protect me from my seam
And guide me with your heat (vale a dire: una mattina ad ascoltare i Deerhunter) ![]() ![]() ![]() Tra una pagina e l'altra, questa mattina mi sono messo ad ascoltare un po' di roba sull'ottimo blog Umanuvem. Mi auguro che anche voi abbiate fatto un giro dalle sue parti. In caso contrario vi siete persi un sacco di ottime cose. Come il live dei Deerhunter, ad esempio. Sto ascoltando in loop "Hazel St", la mia canzone dell'anno. 3 minuti e 48 secondi la cui magia risulta ancora troppo forte per essere totalmente capita. E probabilmente quando la capirò smetterò di prestarle ascolto. Una cosa semplice, riverberi che rimbalzano, una voce lontana. Se dovessimo fare il giochino solito delle influenze, dico Slowdive+Joy Division. Ma si poteva anche non fare. I Deerhunter, da Atlanta, sono una band dal fascino misterioso. Leggi di loro, vedi le foto, ascolti il disco. Poi ti ritrovi a non poterne fare a meno. Ti ritrovi come ipnotizzato. Drogato. Fissi quel cervo bianco sulla copertina di "Cryptograms" e intanto le linee ondulate e intrecciate ti fottono il cervello. Ho capito ora. Sì sì ho capito. Ma ancora non posso smettere. Se c'è una cosa che quest'anno ho consumato, oltre a luce, telefono, gas, cibo etc. è ciò che i Deerhunter hanno inciso. "Cryptograms" e "Fluorescent grey EP". Ve ne avevo già parlato, di sicuro. Così come è sicuro che di band così in giro ce ne sono proprio poche. Vengono in mente i Liars, nonostante i singhiozzi dell'ultimo disco (anche se probabilmente una roba come "Pure Unevil" verrà ricordata come uno dei loro vertici). Band di cui non ti spieghi alcune cose. Non comprendi. Per dire, i Liars. Quest'estate a Castellina Marittima. Li vedi nel backstage che cazzeggiano. Angus ti dice che i Battles non gli piacciono affatto e il suo fonico, che è anche il fonico dei Battles, incomincia a sfotterlo. Siparietti. Cazzate. Lo stesso Angus che esce dal ristorante dopo che ho messo su i Go Go Go Airheart per guardarmi in faccia e dirmi "GogogoAirheart!". Sì bravo li conosci anche tu. Yeah. Poi salgono sul palco e non te lo spieghi cosa si crea. Non è solo musica, dai...Hanno qualcosa. Ora, i Deerhunter non li ho visti dal vivo e mi mangio le mani. Ma i punti di contatto tra due band del genere sono molti. In più qualche fortunato che li ha visti proprio di spalla ai Liars dice un gran bene. Credo non mi stancherò mai di consigliarveli. Non li voglio trattare come un segreto da custodire gelosamente perchè a volte ho a cuore il bene del prossimo. E io ne sono convinto: i Deerhunter fanno stare bene. novembre 07, 2007 12:58 - link - - commenti Have you heard the news? pt.1
![]() Mi ero sbagliato. Capita. Spesso ultimamente. In generale. Capisco perchè li avevo massacrati dopo averli visti di spalla a Lcd Soundsystem al Cargo di Londra. L'invidia. Brutta bestia. Guardare quel batterista che quando andava bene dava un un colpo di rullante a pezzo e teneva quella cassa ossessiva sempre sola. Guardare lui con il chitarrino che quando andava bene faceva tre note a pezzo. Guardare lei con il basso scordato con il suo bel vestitino e la sua chioma rossa, bella bella lei. Guardarli suonare prima dei fuochi d'artificio non mi sembrava giusto. A prescindere. Per forza di cose il mio accanirmi non poteva che risultare assurdo. Perchè di gruppi che puntano all'essenziale ho sempre sentito il bisogno. Young Marble Giants. Per dire. ESG. No? Pure i Can, per quanto stratificati, tenevano una cazzo di tonalità a pezzo e andavano avanti sui binari dell'incessante ossessione. Uno stordimento con un solo suono. Gli Spacemen 3. Quelli capaci di farti capire cosa può essere la droga con una canzone. Insomma, invidioso. Poi ascolto il disco dei Prinzhorn Dance School. Che non è niente di prossimo al capolavoro. E' un disco che vive di un'idea. Idea che nasce non oggi ma nell'epoca del post punk delle Y Pants, delle Slits, di gruppi colossali come i già citati Young Marble Giants. Dei Fall. I Fall ,cazzo! Dicevamo, il disco omonimo del duo di Brighton che esce su DFA. Niente male. Due bombette: You are the space invader e Eat, Sleep. Pochi timbri. Poche cose. Canzoni brevi. Eppure una cosa in più sarebbe stata fuori posto. Inutile. Lei che grida delle cose ogni tanto. Quando serve. Giustamente. Si è detto: non hanno la pagina su myspace. Non amano concedere interviste o farsi fotografare pur essendo due bei tipi. Ok, va bene. Sono cose che hanno la loro importanza, almeno ai fini della prima idea da farsi su questa band. Io la mia l'avevo gettata al vento in favore di un banale travaso di bile. E voi? Che dite? Ve lo fate un ascolto di "Prinzhorn Dance School"? novembre 06, 2007 18:07 - link - - commenti Sleep Sleep Sleep Go To Sleep...(vale a dire: 1.36 dell'8 ottobre, pensierino della buonanotte ascoltando "Deceit" dei This Heat)
![]() ![]() E poi ci sono cose che oltre a lacerarti ti spaventano perchè non le capisci proprio bene bene. E Deceit non si farà capire mai del tutto, senza lasciarti però fuori da esso. Ti prende e ti porta via, ma non ti dice dove cazzo si sta andando. Ti dice di dormire dormire dormire, poi ti sveglia con voci luciferine e allora ti chiedi il perchè dell'invito iniziale a chiudere gli occhi. "A new kind of water" tra le cose più belle che siano state mai scritte, suonate, incise, pensate. Un disco che mi fa sentire un privilegiato. Nel senso che trovo un privilegio l'aver potuto percorrere la mia strada da appassionato di musica senza rischiare di evitare di ascoltarlo. Col senno di poi, sarebbe stato un disastro, un fallimento, una beffa oltre che un danno senza precedenti. ottobre 08, 2007 01:37 - link - - commenti Thermos anyone?
![]() ![]() ![]() ![]() Ok, non scrivo da tanto tempo. Avevo pensato di chiudere questo blog, visto il pochissimo tempo a mia disposizione per curarlo un minimo e la non effettiva necessità del momento di scrivere di musica. Ora che ricomincia la programmazione di Radio Città Del Capo, mi ritrovo a farmi stimolare dallo scoprire e proporre cose "nuove". Dopo mesi passati a divorare solo cose di un tempo che fu - i vari Can, Arthur Russell, certe raccolte Soul Jazz, ESG, This Heat, Young Marble Giants etc etc - è tornato il momento di andare in onda, cercando di mischiare lo slancio ritrovato verso cose di oggi (buone si spera, tipo Deerhunter, tipo Animal Collective...) alla mia passione per un passato che in alcuni casi è ingiusto definire tale, vista la genialità senza tempo degli artisti che ho citato poco sopra. Per fortuna, sono uscite o in uscita alcune cose: la ristampa di "Colossal Youth", che di colossale non ha solo il titolo, il secondo capitolo di "A South Bronx Story" delle ESG a cura della Soul Jazz. In più è in arrivo un DVD su vita e opere di uno dei massimi poeti musicali mai esistiti. Arthur Russell. Poi, tante cose targate 2007. Segno che, insomma, credo anche nel qui ed ora della scena musicale. Bene così. L'appuntamento è, come al solito, il martedì sera alle 21 circa sulle frequenze di Radio Città Del Capo o in streaming su www.radiocittadelcapo.it. Il mio socio, come al solito, è Alarico Mantovani: sarà un piacere passare un'altra stagione a condurre il Thermos assieme a lui. Quindi, se il martedì sera non sapevate cosa fare prima di uscire, ora lo sapete. Yo. ottobre 02, 2007 11:18 - link - - commenti (1) Di gazzelle, leoni e avvoltoi.
![]() ![]() Uno guarda la copertina del nuovo disco dei newyorkesi Interpol e quasi non ci crede. Dal minimalismo chic dei primi due dischi ad una grafica che spiazza. Appunto, inspiegabile. Per questo mi piace. Mi sa di museo delle cere. Non sono nemmeno sicuro che l'animale tra i due leoni sia una gazzella. Il suo sguardo è altrove mentre davanti una fiera la azzanna, e dietro un'altra non sembra avere intenzioni migliori. E invece la preda è assente, lontana da quello che sarà il suo ultimo luogo. Lo so che probabilmente sono congetture figlie di un romanticismo spicciolo tutto mio, me ne assumo le responsabilità. Ma per me una copertina migliore di questa "Our Love To Admire", terzo album degli Interpol, non poteva averla. E' in piena sintonia con gli umori di un disco che un po' tutti temevamo. "Turn on the bright lights" e "Antics" sono due grandi dischi, riesumazioni di cadaveri Joy Division-Television-Cure etc, e tentativi frankensteiniani di creare una nuovo mostro. Il primo li aveva, scusate il gioco di parole, posti sotto le luci abbaglianti dei riflettori. Il secondo, più stratificato e meno appariscente, li aveva confermati come una realtà, non come una bella promessa ancora da mantenere. Immagine e sostanza. Un felice connubbio di due istanze che servono per dare il via ad un culto. Ora, in concomitanza con il caldo afoso, ecco a noi il nuovo disco degli Interpol, che non si distanzia molto dal loro percorso. La scrittura si è fatta leggermente più riflessiva, c'è forse meno veemenza. Ma non è questo il punto. Il punto sono le canzoni. Che sono belle canzoni. Che sono canzoni solide. Paul Banks ricorda sempre molto Ian Curtis, ma di sicuro meno rispetto ai precedenti dischi. "No I in Threesome" è una delle loro canzoni più belle, senza dubbio, con quel cambio nel ritornello che ti fa salire cuore in gola per poi fargli fare un su e giù che lascia estasiati. "Heinrich Maneuver" è un classico singolone alla Interpol, ultimi Joy Division ben fissi nella mente, chitarre taglienti e nervose, quei cazzo di giri di basso di Carlos D., uno che Peter Hook deve averlo avuto come eroe sin da bambino. Uno che però ha uno stile tutto suo e regge le canzoni con il suo strumento, e con le sue (grandi) idee. Di sicuro questo singolo non è l'episodio più ficcante dell'album che dà il meglio in canzoni come l'iniziale "Pioneers to the falls", marziale ma arresa, "Pace is the trick", che sarà pure new wave per le masse un po' banalotta ma mi smuove, "Mammoth", ritmo serrato e odori di Siouxie and the Banshees dappertutto. Ed è un complimento. Gruppo che ha preso il volo. E questo volo potrà pure non piacervi per nulla, ma va riconosciuto lo spessore. Va riconosciuta la capacità di scrivere alcune canzoni che hanno tutto per rimanere nelle teste. Un ritorno che mi convince più di quel "Neon Bible" degli Arcade Fire che di certo ha sollevato molta più polvere ma che ha colpito il sottoscritto molto meno duro di questo "Our Love To Admire". Poi magari domani cambio idea. Ma anche no. E poi ci sono gli avvoltoi. Che vanno uccisi, presto. Prima che ci mangino. Ieri sera un po' di fortunati hanno potuto vedere i Kill The Vultures a Villa Serena, Bologna (supportati dai sempre più rodati My awesome mixtape). Hanno potuto assistere ad una dimostrazione forte di stile, di attitudine, di potenza. i Kill the vultures, da Minneapolis, sono il punto di incontro tra il message rap degli inizi, i Public Enemy meno caciaroni, il Tom Waits più oscuramente circense e sferragliante. E hanno l'orgoglio e la consapevolezza e la coscienza. Testi magnifici, crudi ma che allo stesso tempo lasciano spiragli di umanità veramente bellissimi. I loro due dischi "Kill the Vultures" e "The careless flame", sono da avere entrambi. Intanto credo che tutti dovremmo ringraziare il lungimirante Stefano Isidoro Bianchi per aver in un qualche modo introdotto al pubblico italiano questa band grandiosa. Grazie, quindi. luglio 08, 2007 16:28 - link - - commenti (3) We had truly missed the boat
![]() Ce ne sarebbero di cose da dire riguardo al concerto di ieri sera dei Modest Mouse all'Estragon. Facciamo che le diciamo. Ok? Innanzitutto una cosa: nella città indie per eccellenza (lasciamo stare, vi prego, la connotazione positiva o negativa della parola "indie", spero abbiate capito cosa intendo dire) mi aspettavo più gente, più euforia. Di più. Insomma, i Modest Mouse. Gente che ha una storia grossa così e che ha contribuito a definire un certo stile. Ieri di gente ce n'era eh, assolutamente, però l'atmosfera non era bollente...era tiepidina...boh...non me lo spiego. O forse non ho capito ancora un cazzo. O forse, porca troia, quella di programmare concerti così uno dietro all'altro a distanza di giorni (slint low hot chip modest mouse built to spill e poi ne arriveranno altri si salvi chi può) si sta rivelando una scelta un po' discutibile...? i prezzi non sono politici e a forza di 15/18 euri...avete capito. Poi: i suoni. Ieri sera si è sfiorato il ridicolo. Per colpa di chi non è dato sapere. Ma Isaac Brook secondo me è uscito sordo a forza di fischi e feedback. Le due batterie sembravano mezza. Basso impastatissimo, voci così così, Marr sopra ogni cosa (nel senso che si sentiva solo lui...però è sempre un bel sentire eh). Niente botta. Boh. Che dire? Una situazione del genere rende i Modest Mouse ingiudicabili. Magari con un suono decente avrebbero spaccato. Fatto sta che la mia impressione è che ciò non sia successo. Anzi. I pezzi del disco nuovo non sembrano girare ancora benissimo...tipo "Dashboard", che dovrebbe essere una roba che ti porta via, e invece ti lascia fermo lì. Prima di loro, A Classic Education. Secondo concerto per loro e secondo centro pieno. "Victories at night" e "Stay son" sono due pezzi fuori dal comune. Emozionanti. Bravissimi, continuate così. Di recente visti pure Hot Chip, diversissimi rispetto al disco. 5 nerd con le loro drum machines, i loro synth, le percussioni, la chitarra...Regnava la cassa dritta, sempre e solo quella. Bene così. Davvero molto bravi. E visti pure i Battles a Milano: situazione ai limiti della sopportazione umana dentro al Magnolia (dovevano suonare fuori ma la pioggia bla bla bla). Concerto visto solo da pochi eletti, quelli delle prime file per intenderci. Loro che si fanno attendere e stanno parecchio sul cazzo perchè noi lì tutti stipati stavamo morendo di caldo. Tyondai che sale sul palco e salutare alzando la birra al cielo è stato educato, sì, ma decisamente fuori luogo. Poi però hanno iniziato a suonare. E lì devi stare zitto e subire. Band così ce ne sono poche, pochissime, attualmente. Il disco, "mirrored", è una bomba...e dal vivo sono pure meglio vi dirò. John Stanier fa paura. Ciao! giugno 05, 2007 11:10 - link - - commenti (3) al cuor non si comanda
![]() è uscito "sky blue sky", sesto album dei Wilco. E pur considerandolo non dico un passo falso, ma come minimo un episodio minore rispetto ai due capolavori "Yankee Hotel Foxtrot" e "A ghost is born", non ho resistito e l''ho comprato. Ora lo sto ascoltando e confermo...Ci sono delle cose proprio belle, altre semplicemente un po', come dire, normali. Termine che mai mi sarei sognato di usare parlando di loro. Nella confezione c'è anche un DVD con 7-8 pezzi eseguiti live in un loft. Nuova formazione per i Wilco che potremo vedere all'opera a Torino, unica data italiana (17 luglio, Spaziale). Jeff Tweedy che parla dei pezzi e di una sua voglia di semplicità in contrasto con la crescente ambiguità del mondo in cui viviamo. Non lo so, a me cose come "Jesus etc." e "Wishful thinking", per dire, piacevano tanto proprio perchè semplici...Boh. Comunque, il disco è qui che suona e vedremo se resisterà al tempo. Jeff Tweedy resta comunque uno dei migliori. maggio 16, 2007 18:44 - link - - commenti (15) -Come molti di voi sapranno, questo losco figuro tutto tempestato di trucco è Kevin Barnes, mente degli Of Montreal, vale a dire uno dei gruppi più particolari usciti fuori dal calderone indie pop degli ultimi anni. Il loro ultimo disco, "hissing fauna, are you the destroyer?", è un inebriante mischione di cose, una messinscena glam pop giocosa e allo stesso tempo caratterizzata da una cosa fondamentale: la statura delle canzoni. Che sono belle e sono oblique. E sono pop. E ti si attaccano addosso come l'afa bolognese di questi giorni. Quindi, se giovedì sera non avete un cazzo da fare, fate un passo al Bronson di Madonna dell'Albero (uscita Ravenna e poi che gli dei siano con voi! comunque, date un'occhiata a www.bronsonproduzioni.com). Ci sono tutti i presupposti per una grande festa. Saremo tantissimi, quindi non arrivate tardi e non tirate fuori scuse stupide. -Mercoledì, sempre al Bronson, i Pere Ubu. -Sabato, all'Estragon, Piano Magic e Giardini di Mirò. -Sempre sabato, per la rassegna Murato, gli Apse, interessante formazione dedita a un post rock nero come la pece. -Questa sera, alle 21.05, su Radio città del capo, un Thermos in solitaria per me. SMS: 348.76.49.289 - diretta@radiocittadelcapo.it - 94.700 e 96.250 Mhz Bologna, Modena, Ferrara www.radiocittadelcapo.it maggio 15, 2007 13:16 - link - - commenti (3) ![]() Philippe Zdar e Etienne De Crecy. Assieme. Motorbass. Una cosa grossa, una cosa potente. Un suono. Un disco che è un animale instancabile, sempre alla ricerca di qualcosa per le vie di Parigi ma con il progetto di visitare l'altrove. Beat che sembrano provenire da stanze che non sono le nostre, sample di voci nere tagliuzzati e filtrati, bassi così scuri da far paura. Roba forte, roba da prendere dannatamente sul serio. 1996. Una serie di composizioni che rimarranno nella storia, che non vorremo dimenticare. "Ezio", "Flying Fingers", "Neptune" quelle che più mi hanno ammaliato... Ma il disco è un monolite di qualità, un capolavoro assoluto e, assieme a Daft Punk, Gainsbourg e al foie gras, la cosa più eccitante che la Francia abbia donato al mondo. Tutti in piedi. A ballare. maggio 09, 2007 17:41 - link - - commenti (1) Just in time
![]() *"The Locksmith Cometh", il nuovo album di Nedelle, uscirà il 5 Giugno. Così, per la cronaca. Io non vedo l'ora. La sua musica mi provoca brividi come il primo degli amori. A differenza di molti altri dischi che amo, non parlo spesso di "From the lion's mouth". Mi sento bloccato dallo stato in cui mi riducono canzoni come "Blundering Wood" e "Natural Light": indifeso e sognante, dipendente e bisognoso di affetto. Non capisco, non mi capacito di come questa musica così semplice e, se vogliamo, "normale" abbia potuto sconvolgere il mio mondo in questo modo. Saranno anche gli occhi di Nedelle e il suo sorriso...guardi lei, ascolti la sua musica e ti sembra normale, automatico che quella personcina lì suoni quelle cose, in quel modo, con quella voce... Qualche tempo fa si parlava dell'ep degli Xiu Xiu, "tu mi piaci", nel quale Jamie Stewart coverizzava "Blueberry mineshaft" di Nedelle, appunto. Una rilettura splendida da parte di un altro gruppo che amo. Da recuperare assolutamente. *"Hissing Fauna, Are You The Destroyer" degli Of Montreal è una bombetta. Arrivo tardi e bla bla bla, ma va detto. *il nuovo disco di Björk, "Volta", ha alcuni momenti ottimi ("Earth Intruders" e "Innocence") e altri da castrazione volontaria. Come al solito il folletto divide. *Attenzione: IL CONCERTO DELLA ERASE ERRATA AL COVO E' STATO ANNULLATO. *Il calendario estivo di MURATO @ Villa Serena, Bologna:
maggio 07, 2007 22:56 - link - - commenti S I A T E C I ! ! !
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